Onestamente nel leggere le reazioni dei moralisti di ogni tipo, alle parole scomposte di Bossi, non vi ho trovato nulla di nuovo. Dirà qualcuno “è il gioco delle parti” concordo, ma non ho capito fino a che punto questi novelli nazionalisti e difensori della patria fanno sul serio.
L’Umberto Bossi sono ormai anni che, lui e tutta la pattuglia leghista, PROVA a minare l’unità nazionale con dichiarazioni che hanno solo l’obiettivo di surriscaldare il clima politico e di puntare nuovamente i riflettori su un partito come la Lega che, considerando il bipartitismo verso cui sta virando il nostro paese, ha necessità di sopravvivere politicamente, ma sopratutto mediaticamente. In questi 20 anni di Lega, al di là di quelle che sono le solite uscite di Bossi&C , non vi è stato un solo gesto che potesse mettere in crisi l’unità del paese. Come c’insegna il pragmatismo della galassia post e neo-comunista, alle parole servirebbero i fatti, e fino a questo momento la bolla nazional-moralista ha avuto vita breve.
In politica il nemico numero è il moralismo, sopratutto in questo periodo a sinistra non sono in grado di dare lezioni a nessuno [vedi Ottaviano Del Turco] , che come ricordava il patriarca di Venezia Angelo Scola rappresenta : la pretesa di giudicare la verità di una proposta a partire dalla debolezza e dalla fragilità di chi la formula impancandosi a giudici.
Obietterà giustamente qualcuno : “si ma non è che nel PdL state messi meglio…”
Anche qui concordo ! Mi si permetta però di dire che il Polo non militano personaggi come Furio Colombo, Antonio Di Pietro, Walter Veltroni che in nome di una poco chiara “superiorità morale” si arrogano il diritto di consegnare patenti di moralità.
Forse alle sortite di Bossi ci sarò abituato, ma non a quelle dell’elitista Colombo che oggi alla Camera, per guadagnarsi il suo porco stipendio, ha fatto la cronistoria delle uscite estemporanee del leader padano. Dopo questa rapida rinfrescata sono fermamente convinto che le uscite di Bossi erano e restano FOLKLORISTICHE, tutto questo ovviamente non fa in modo che io,da patriota convinto, possa minimizzare l’accaduto che resta comunque grave.
Dalle ultime ansa leggo che la frattura grazie al demiurgo Berlusconi è stata ricomposta, non poteva essere altrimenti considerando che sono appena iniziate le trattative sul federalismo. Bossi è seriamente disposto a dare nuova linfa vitale alla ragion d’essere della Lega, dopo 20 anni di tentativi andati a vuoto. La sconfitta del 2005 brucia ancora sulla pelle dei leghisti, ed è per questo che la costola della sinistra (come la definì D’Alema illo tempore) vede Bossi in cabina di regia per riannodare la tela del dialogo che la magistratura, come sostiene giustamente Cossiga, con l’arresto di Del Turco ha provato ad impedire. Il Partito Democratico, con il suo fantoccio Veltroni, è invitato caldamente a riporre le trombe del giustizialismo e ad interrompere (mi riferisco a D’Alema) ogni tentativo di flirt con Bossi, perché , se ancora non è chiaro, senza Re Silvio non si va da nessuna parte.











